mercoledì 26 novembre 2008

Vinicio capossela - Ultimo Amore

Giornata lavorativa tipica. Il caporeparto e il suo lecchino, collegaL, non hanno fatto un cazzo. Oggi ho  faticato io e e Frank a portare col furgone i fogli di cartone (che chiusi diventano scatole) da un magazzino a 2 km fino alla nostra sede.


 Poi, la collegaV è in ferie. Quella vecchia maledetta. Meglio così xke non la sopporto.


La rumena che lavora con me mi ha dato conferma di quello che già da tempo pensavo: la fidanzata del caporeparto faceva la puttana. Rumena anch'essa. Mi ha detto che si riconosce quando una tua compaesana è un certo tipo di persona. Da come parla, dalla fisionomia, dal modo di atteggiarsi. Come quando noi qui in Italia riconosciamo subito se uno è napoletano, pugliese, sardo, siciliano. (non ho nominato popoli del nord in quanto sono definitivamente estinti, rimpiazzati dalle etnie appena citate)


 


Siccome non ho niente altro da raccontare per oggi, ho deciso di postare una canzone di Vinicio Capossela. E' bellissima. L'ho sentita molto vicina a me questa canzone, in vari periodi della mia vita. Compreso questo. Vinicio è uno dei pochi artisti italiani da apprezzare davvero. Quindi se avete 7 minuti da dedicare alla vera musica fatta da un vero artista, ascoltate questa canzone e seguite il testo. Chissà che anche voi non vi ci identifichiate. (per la cronaca, nessuna mia ragazza si è mai suicidata, che io sappia, quindi tralasciamo quella parte e interpretiamola) 





 


Fresca era l'aria di giugno
e la notte sentiva l'estate arrivar
Tequila, Mariachi e Sangria
la fiesta invitava a bere e a ballar
lui curvo e curioso taceva
una storia d'amore cercava

guardava le donne degli altri
parlare e danzare

e quando la notte è ormai morta
gli uccelli sono soliti il giorno annunciar
le coppie abbracciate son prime
a lasciare la fiesta per andarsi ad amar
la pista ormai vuota restava
lui stanco e sudato aspettava
lei per scherzo girò la sua gonna
e si mise a danzar

lei aveva occhi tristi e beveva
volteggiava e rideva ma pareva soffrir
lui parlava stringeva ballava
guardava quegli occhi e provava a capir
e disse son zoppo per amore
la donna mia m'ha spezzato il cuore
lei disse il cuore del mio amore
non batterà mai più

e dopo al profumo dei fossi
a lui parve in quegli occhi potere veder
lo stesso dolore che spezza le vene
che lascia sfiniti la sera

la luna altre stelle pregava
che l'alba imperiosa cacciava
lei raccolse la gonna spaziosa
e ormai persa ogni cosa
presto lo seguì

piangendo urlando e godendo
quella notte lei con lui si unì
spingendo, temendo e abbracciando quella notte
lui con lei capì
che non era avvizzito il suo cuore
e già dolce suonava il suo nome
sciolse il suo voto d'amore
e a lei si donò





poi d'estate bevendo e scherzando
una nuova stagione a lui parve venir
lui parlava stringeva inventava
lei a volte ascoltava e si pareva divertir
ma giunta che era la sera
girata nel letto piangeva
pregava potere dal suo amore
riuscire a ritornar

e un giorno al profumo dei fossi
lui invano aspettò di vederla arrivar
scendeva ormai il buio e trovava
soltanto la rabbia e il silenzio di sera
la luna altre stelle pregava
che l'alba imperiosa cacciava
restava l'angoscia soltanto
e il feroce rimpianto
per non vederla ritornar

il treno è un lampo infuocato
se si guarda impazziti il convoglio venir
un momento, un pensiero affannato
e la vita è rapita senza altro soffrir
la poteron riconoscere soltanto
dagli anelli bagnati dal suo pianto
il pianto di quell'ultimo suo amore
dovuto abbandonar

lui non disse una sola parola
no, non dalla sua gola un sospiro sfuggì
perchè i gendarmi son bruschi nei modi
se da questi episodi non han da ricavar

così restò solo a ricordare
il liquore non pareva mai finire
e dentro quel vetro rivide
una notte d'amor

quando al profumo dei fossi
a lui parve in quegli occhi potere veder
lo stesso dolore che spezza le vene
che lascia sfiniti la sera
la luna altre stelle pregava
che l'alba imperiosa cacciava
a lui restò solo il rancore
per quel breve suo amore
che mai dimenticò



 


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